Felice anno a tutti! Spero che questi giorni di festa (al di là dell’essere credenti oppure no) siano stati giorni per ritrovarsi, per riflette su cosa è stato l’anno appena trascorso e perché no, concederci il segreto piacere di immaginare cosa potrebbe essere.

Io ho cercato di mettere un punto a libri lasciati in sospeso, sto provando a recuperare film che non avevo avuto modo di vedere e ritrovare la quiete sperduta riconciliandomi col Teatro con la T maiuscola. E iniziamo proprio da quest’ultimo, il Teatro… per la precisione: Il teatro di Eduardo. La Rai in questo periodo natalizio ha trasmesso su Rai1 due opere del Maestro conosciuto in tutto il mondo e che ora è possibile rivedere su raiplay: Natale in casa Cupiello e Questi Fantasmi!

Sono due rifacimenti che definirei “fedeli all’originale e perciò totalmente diversi“. Non si può pretendere di rivedere all’opera Eduardo se Eduardo -per causa di forza maggiore (!)- non è più con noi. Ma restano i suoi testi e il testo di per sé è una traccia che indica la strada da seguire. Il Teatro di magnifico ha proprio questo: ti offre la storia (specialmente se è un classico come in questo caso), ma poi le chiavi di lettura -e di messa in scena- sono molteplici e infinite. Per questo il Teatro è sempre nuovo ad ogni replica e ad ogni rifacimento. Certo, con un testo conosciuto e specie se vi sono delle immagini di repertorio che mostrano l’originale, è assai più facile rovinare il tutto anziché fare una “cosa a dovere”. Ed è proprio per questo motivo che i paragoni con l’originale -a parer mio- non andrebbero fatti. Eduardo De Filippo è lì, gigante inarrivabile, e anche un premio oscar risulterebbe una formichina a confronto. Per questo, per quanto sia difficile, quando si lavora su testi di Eduardo appunto, o ancora di Shakespeare tanto per fare un esempio, non andrebbe ricercata la “copia conforme all’originale“.

Natale in casa Cupiello, trasmessa in diretta lo scorso 26 dicembre dall’Auditorium “Domenico Scarlatti” Centro di Produzione Rai di Napoli, ha visto come suo capocomico l’attore e regista Vincenzo Salemme. Nel cast, insieme a lui, troviamo: Vincenzo Borrino, Antonella Cioli, Sergio D’Auria, Oscarino Di Maio, Pina Giarmanà, Gennaro Guazzo, Antonio Guerriero, Marianna Liguori, Geremia Longobardo, Nuvoletta Lucarelli, Agostino Pannone e Fernanda Pinto. Le musiche sono di Nicola Piovani, i costumi sono firmati da Francesca Romana Scudiero, mentre a curare le scene è Luigi Ferrigno e infine, Cesare Accetta ha curato il disegno luci. Pur vincendo la gara degli ascolti tv, il web si è frammentato tra chi ha azzardato paragoni e a chi invece è piaciuto. Al di là del pensiero che ho già espresso poco sopra, quando si tratta di teatro da trasmettere in tv e anche in diretta, ahimè ci sono dei parametri da rispettare e di certo non sono parametri teatrali: va tenuto conto del limite dell’orario (bisogna stare tassativamente entro la fascia indicata senza sforare), le pause d’atto devono combaciare con lo stacco pubblicitario, la “distensione” che rilascia il palcoscenico lascia il posto forse ad una più accentuata “fretta” per stare nei tempi, ecc… Insomma è in qualche modo il Teatro che deve adattarsi alle esigenze televisive e quindi il giocare con le battute e il prolungare determinati attimi come si farebbe a Teatro (se ci si accorge che il pubblico risponde bene alla messa in scena) vengono un po’ a decadere. Ma rimane pur sempre Teatro e come tale va rispettato. Complessivamente devo dire che a me il rifacimento portato in scena da Salemme e il suo gruppo è piaciuto e mi ha soddisfatta con i suoi picchi di comicità e drammaticità ben dosati.

Cosa invece completamente diversa (dal punto di vista tecnico e che perciò non ha risentito della “ghigliottina” del cronometro della diretta televisiva) per l’altro testo di Eduardo: Questi Fantasmi!, questa volta non rifacimento teatrale bensì film per la televisione diretto dall’attore e regista Alessandro Gassmann e che vede il cast così composto: Massimiliano Gallo (nel ruolo di Pasquale Lojacono), Anna Foglietta (nei panni della moglie Maria), Alessio Lapice (è Alfredo Marigliano, l’amante di Maria) e Maurizio Casagrande nei panni di Raffaele, il custode del palazzo “infestato”. Le riprese si sono svolte per cinque settimane tra maggio e giugno 2024 nel centro storico di Napoli: in modo particolare il palazzo dello Spagnuolo nel Rione Santità è stato scelto per rappresentare l’appartamento infestato dai fantasmi. L’accoppiata Gallo-Gassmann è assolutamente vincente e ne abbiamo già parlato in occasione di un altro loro lavoro cinematografico, anche questo tratto da un testo teatrale a firma questa volta dell’autore Maurizio De Giovanni e di cui parlai al seguente link: Il silenzio grande. Il duo, assecondato da cast, fotografia, musica, costumi, luci, ecc, ha un dono incredibile: rendere tangibile il sogno e il metafisico, l’essere delicati narrando la realtà più drammatica e avviluppare letteralmente lo spettatore allo schermo. Belli, bravi, bis!!!

E ora passiamo dal Teatro al Cinema: finalmente sono riuscita a recuperare la visione del film Nata per Te del regista e sceneggiatore Fabio Mollo (autore che ho nel cuore per svariati motivi e al quale sono infinitamente grata per tutti gli insegnamenti ricevuti). Del modo di fare cinema di Fabio ne avevo già parlato su questo mio blog nel momento del suo debutto cinematografico con l’opera prima Il Sud è niente, che vi invito a rileggere in articolo e ovviamente a recuperare il film, struggente e meraviglioso. Per questa sua 5ª lavorazione, Fabio riallaccia in qualche modo i fili con la sua 2ª opera da regista di cui vi lascio il link per recuperarne la visione, ossia Il padre d’Italia: la differenza sostanziale è che questa volta la tematica principale esposta in immagini, prende il là da una storia vera accaduta in Italia. Con Il padre d’Italia (2017) ci siamo imbattuti in un Luca Marinelli nei panni di Paolo, trentenne solitario e introverso che viene letteralmente travolto dalla vita, dalla imprevedibile e forse un po’ folle Mia (Isabella Ragonese) e che ad un certo punto si scoprirà “padre a sua insaputa“. L’opera ricevette svariate nomination ai Nastri d’Argento, vinse un Globo d’Oro all’interpretazione femminile e si aggiudicò il Diversity Media Awards per il miglior film.

Ed è proprio il tema della paternità a ritornare anche in quest’ultimo lavoro Nata per Te (recuperabile qui su → Netflix): si narra la vera storia di Alba Stellamia, bimba nata con sindrome di down che viene lasciata in ospedale subito dopo il parto e nessuna famiglia vuole farsene carico, tutti tranne Luca Trapanese (interpretato da Pierluigi Gigante) e che è spinto da questo ardente desiderio di diventare padre e di donare amore. Il “però” enorme che attanaglia la vicenda e che lascia titubante la giudice Livia Gianfelici (Barbora Bobulova) su l’affido prima e l’adozione poi è che Luca, agli occhi della legge in vigore, ha tutte le caratteristiche per non poter diventare padre: omosessuale, ex seminarista, single; unica carta a suo favore: il lavoro che svolge nel sociale che permetterebbe da un lato il sostentamento economico di entrambi e dall’altro il sapere già come comportarsi con persone che necessitano di particolari attenzioni. Grazie all’avvocatessa Teresa Ranieri (Teresa Saponangelo), più determinata di Luca e che riesce a trovare il cosiddetto “cavillo burocratico“, la storia termina con un lieto fine. Fabio Mollo ha da sempre un dono: riuscire a narrare con tatto e delicatezza ogni cosa e questa sua ultima opera è davvero una carezza. Di opere d’arte come film d’impegno civile c’è assoluto bisogno perché i diritti sono sempre più in bilico ogni giorno e ogni giorno è assolutamente necessario lottare per essi “un pezzo alla volta fino a Marte”, ché non sono le sigle a mo di etichetta a fare le persone, o le contraddizioni di religione-politica, Paese-Mondo, famiglia tradizionale (!) oppure no, bensì è l’Amore che sanno dare a definirle. Fatevi un regalo, guardate Nata per Te!