Capita, alle volte, che le scaffalature delle librerie riservano dei piccoli grandi tesori. Tesori magari di pochissime pagine, pur contenendo al loro interno un intero mondo, con le sue sfumature ben precise e che appaiono in tutto e per tutto delle vere e proprie avventure cinematografiche. È questo il caso de: La volata di Calò del giornalista e scrittore Gaetano Savatteri, pubblicato nel 2008 dalla casa editrice Sellerio.

Il volume è suddiviso in tre parti: da pagina 7 a 92 trovano posto le narrazioni; da pagina 93 a 116 un album fotografico e, infine, da pagina 119 a 121 l’elenco bibliografico e delle fonti. Le narrazioni prendono il via attraverso uno scritto di Andrea Camilleri intitolato Una corsa verso la libertà. Sì, ma di cosa parla il libro? Il soggetto protagonista è la bici Montante e confesso che questa marca mi era del tutto sconosciuta, ma vederne -su carta- la nascita e le trasformazioni è stato assolutamente affascinante.

Come detto, il tutto prende il là con uno scritto di Camilleri e il suo narrare è ammaliante, seducente, ipnotico, ma soprattutto vero: l’episodio -del tutto personale- donato ai lettori, dipinge una Sicilia nel bel mezzo della guerra, nel pieno dei bombardamenti e dell’arrivo degli alleati. In questo contesto di forte incertezza dove tutto (sia cose, sia esistenze) vanno sgretolandosi, ecco che un giovanissimo Andrea inforca la bici Montante presa in prestito da una zia e da Porto Empedocle pedala sino allo sfinimento per arrivare ad Agrigento, per poter rendersi conto con i propri occhi che fine avessero fatto suo padre e la loro casa. Ricordi che si fanno immagini, manca solo un regista a filmare il tutto.

Dopo la narrazione/prefazione di Camilleri, ecco srotolarsi frase dopo frase le ricostruzioni di Savatteri dalla nascita della bici sino alla fine della storia del suo ideatore e fondatore. Il tutto viene narrato quasi con fare epico e leggendario: Calò Montante non emigra come la maggior parte delle persone con l’intento di creare un destino diverso e sfuggire alla guerra, no, decide di restare in Sicilia a Sarradifalco e far fruttare la sua parte di eredità; conduce una vita fantasiosa e in movimento dedicata alla meccanica, dove la bici andava ad incarnare la metafora perfetta del pedalare non solo per vincere, ma per fuggire via aprendo nuovi orizzonti. E in questo Calò Montante è in tutto e per tutto un “uomo del suo tempo“: la sua idea di velocità pratica andava di pari passo con l’idea di velocità descritta da Filippo Tommaso Marinetti nel suo Manifesto Futurista:

Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova; la bellezza della velocità. Noi vogliamo inneggiare all’uomo che tiene il volante, la cui asta ideale attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita.

Ma queste pagine non sono solo il resoconto biografico di un uomo che ha fatto del suo sogno la sua ragione di vita, queste pagine rappresentano anche l’occasione per poter fare un excursus storico della stessa Sicilia, attraversata non solo da paesaggi brulli e povertà, ma terra di nobili famiglie (come ad esempio i Florio), personaggi illustri (Brancati, Sciascia, ecc…) e accadimenti (come il Giro d’Italia) che fecero della Sicilia un punto di riferimento innovativo e all’avanguardia a cui guardare.

E per essere sempre una “pedalata” avanti agli altri, è necessario avere anche un carattere fermo e deciso, a tratti burbero, la cui indole siciliana è possibile ritrovare nella descrizione che proprio dei siciliani fa Leonardo Sciascia:

Io credo nei siciliani che parlano poco, nei siciliani che non si agitano, nei siciliani che si rodono dentro e soffrono.

Affascinante scoprire poi che sia la Regina che le forze dell’ordine richiesero proprio un modello di Montante per svago e azione e di come, ancora, un oggetto così semplice come la bici e (oggi oggetto super tecnologico) abbia attraversato mode, sogni, epoche sapendosi innovare eppure rimanendo fedele a se stesso.

Un libro, il racconto di un sogno, di cui consigliamo la lettura, affinché possa essere conosciuta questa

storia semplice, senza avventure né eroismi. La storia di un uomo che voleva andare in bicicletta.