In un mio precedente articolo (che potete recuperare integralmente qui: La chiesa di Santa Maria Ara Coeli a Saracena) vi parlai di una cosa che mi sta molto a cuore, ossia del recupero e del restauro di un ciclo pittorico presente in una chiesetta nel centro storico del mio paese e che rischiava di finire nel più totale oblio.

Dopo quel primo incontro, dove fu presentato il volume della dott.ssa Elena Di Fede sui “primi studi e proposte di valorizzazione“, sono seguiti ulteriori indagini, raccolte fondi da parte delle associazioni che per prime si sono fatte carico di tutto (su tutte l’ass.ne Sextio) e stanziamenti da parte dell’Amm.ne guidata dal sindaco Renzo Russo. Dopo un anno di impegno costante, ieri 5 febbraio 2025, alla presenza del Vescovo Francesco Savino, di Padre Stefano Mendez, del sindaco Russo e della dott.ssa Paola Aurino soprintendente SABAP per la provincia di Cosenza, il restauratore dott. Giovanni Piccirillo ha spiegato e mostrato ai presenti cosa è stato concretamente fatto in questo intenso anno di lavoro.

Per me che ho seguito dal vivo passo passo tutte le evoluzioni che si sono succedute nella Chiesa dell’Ara Coeli, è stato particolarmente emozionante poter assistere alla rinascita di questi affreschi. E parlo di rinascita non a caso: la chiesetta, nel tempo è stata completamente pitturata e intonacata (con più mani di intonaci e scialtabure), tanto da celare completamente le pitture murarie sottostanti. Solo in alcuni punti, dove sono stati eseguiti dei saggi preliminari o dove l’intonaco si era frammentato per l’usura del tempo era possibile scorgere dei frammenti di colore, intuire il drappeggio di una veste o essere ipnotizzati dall’occhio curioso di un santo che sembrava quasi giocare a nascondino o spiare l’uomo nel corso dei secoli.

Questi affreschi, di cui non si conosce ancora la paternità, sono riconducibili ad una datazione che ricopre un arco temporale che va dalla seconda metà del 1300 alla prima metà del 1400. Le figure emerse su questa prima parete identificabile come parete meridionale sono da destra a sinistra: Virgo Lactans, San Leonardo e Pietà.

(scorrere il cursore al centro dell’immagine per vedere il prima e il dopo)

Ciò che colpisce immediatamente è il loro essere integri e intatti e lì dove vi è ancora qualche porzione mancante di colore, ha spiegato bene Giovanni, che è stata volutamente lasciata vacante ad indicare proprio lo scorrere del tempo e a rendere questi affreschi, se vogliamo, ancora più autentici. La mano che li ha realizzati è di sicuro la stessa che magari nel tempo vi è ritornata modificando qualcosa: ipoteticamente perché non era più di gradimento o ancora perché vedendo altre opere l’artista ritorna sul ciclo pittorico per migliorarlo. Al di sotto di questi affreschi non è stato rinvenuto altro, pertanto sono lì da secoli esattamente come sono stati concepiti e ingrandendo alcuni punti è ancora riscontabile il tratto del bozzetto preparatorio. Altra cosa che davvero sorprende e che va a sottolineare ancora di più quanto questa Chiesa sia davvero uno scrigno di tesori, è che l’Artista che ha realizzato gli affreschi era così esperto, così preparato e con un livello di sapienza nel suo mestiere talmente elevato che il colore blu che percepiamo sulle vesti dei santi in realtà non è blu, bensì nero (!)… nero ottenuto quasi certamente da cave di manganese presenti sul territorio e pertanto, l’Artista conosceva precisamente il luogo in cui si esprimeva.

Vedere all’opera Giovanni, che con estrema pazienza, maestria, competenza, con tutte le difficoltà e gli imprevisti che una operazione del genere comporta, ma soprattutto con questo amore infinito verso il suo lavoro che traspare non solo da come con un semplice bisturi e un martelletto, abbia davvero lavorato di cesello per liberare gli affreschi millimetro dopo millimetro e riportarli a “respirare” dopo secoli, il suo tocco lieve e delicato ricorda la carezza di una mamma che si prende cura con amore dei figli che le sono stati affidati.

I lavori però non sono terminati, anzi: vi è ancora tutta la parete settentrionale da recuperare e non solo, anche in altri punti del piccolo luogo santo emergono certamente figure ad opera della stessa manifattura. Insomma, la Chiesa di Santa Maria Ara Coeli di Saracena è davvero un piccolo immenso e inestimabile scrigno di tesori tutti da scoprire.