
Ieri 21 settembre 2025 ho accompagnato la mia amica Lia presso Laino Borgo in provincia di Cosenza, dove lei e altri componenti del coro della Parrocchia di Santa Maria del Gamio e delle Armi di Saracena (CS) erano attesi per cantare, assieme al coro della Parrocchia di Laino, alla funzione svoltasi in conclusione dei festeggiamenti in onore della Madonna SS. dello Spasimo venerata nel Santuario delle Cappelle. La funzione è stata presieduta da S.E. Rev.ma Mons. Vincenzo Calvosa, Vescovo di Vallo della Lucania, originario proprio di Laino.
Ammetto che non conoscevo questa festa e come ogni volta che mi imbatto in cose nuove (forse sbaglio, ma è un azzardo che mi piace correre), non mi documento preventivamente e non per noia o pigrizia, ma perché desidero “testare” la meraviglia e lo stupore. Poi, a cose vissute, indago. Il Santuario in questione viene conosciuto anche come la Gerusalemme del Sud e questo perché, il suo fondatore Domenico Longo, fu pellegrino in Terra Santa nel 1556 e ritornato al paese natio, decise di realizzare sul suo terreno delle Cappelline che riproducessero in miniatura i luoghi Santi di Gerusalemme; intorno alla Cappellina della Madonna Addolorata detta dello Spasimo, fu edificata successivamente la chiesa.
Subito dopo l’uscita autostradale per Laino parcheggiamo la macchina incolonnandola a tutte le altre e ci avviamo a piedi verso il Santuario: è un luogo curato e pulito, sia dentro che fuori. La chiesetta a navata unica ha colori candidi ed è percepibile un restauro o una manutenzione assai recente; sull’altare vi sono tante piccole cappelline affrescate che -come detto- hanno una storia assai affascinante. Tutt’intorno al soffitto, campeggia la scritta a caratteri dorati che invita a riflettere sul dolore provato; all’esterno del santuario trovano posto fontane (una anche con timide carpe rosse), pini e abeti. La messa è stata celebrata all’esterno, dove all’ombra degli alberi erano state collocate sedie di plastica per i fedeli, vi era lo spazio per la banda, per i famosi zampognari di Laino e anche per degli “oggetti” che non avevo mai visto prima.

Queste impalcature fiorite, decorate e illuminate (dalla foto non si percepisce, ma con l’imbrunire sono stati accesi i lumini che vi erano all’interno), vengono denominate cinte e mi è stato spiegato che altro non sono che “voti di famiglia” (infatti ogni cinta ha la sua targhetta con il nome della famiglia di appartenenza), costruite dai nuclei familiari e che vedono la presenza di candele pari in numero ai componenti della famiglia stessa. Alla fine della processione e del ritorno in chiesa della Madonna, se richieste, le candele vengono donate al richiedente come oggetto benedetto. Le donne del posto trasportano in processione le cinte anticipando il percorso della Madonna e adagiano le creazioni sul capo ponendole su di un piccolo cuscino che, come mi è parso di notare, riprende gli stessi colori utilizzati per la cinta trasportata. La processione ha come percorso il perimetro del Santuario.
Dopo l’entrata in chiesa della statua della Madonna dello Spasimo che viene adagiata sull’altare, i fedeli porgono ancora un saluto in maniera ordinata, non caotica, rispettosa, accarezzandone dolcemente il manto e ad accompagnare il tutto, la banda lascia il posto agli zampognari che si dispongono suonando attorno alla statua. E se l’anima si è nutrita di fede e sentimento, anche il corpo richiede la sua parte: i fedeli si spostando quindi sotto gli alberi d’intorno dove sono state posizionate delle panche con sedute e si condivide (con amici e forestieri) ciò che si è preparato con amore (un grazie alle signore che ci hanno accolto e rimpinzate con delle ottime cotolette, formaggio e pane freschi, salsiccia fatta in casa e pasticciotti all’uva). La festa è poi continuata verso il centro cittadino con canti, balli ed estrazione dei numeri vincenti della riffa.
