Sul mio blog Mi Salvi Chi Può non è mia consuetudine affrontare la tematica politica, di base affronto tematiche di stampo artistico raccontandovi dei film e degli spettacoli teatrali che mi appassionano, dei libri che ho amato, della musica che ascolto, di tanto in tanto affronto tematiche di stampo sociale, ma sino ad ora non ho mai parlato apertamente di politica. Perché? Perché la politica sa essere molto subdola e con essa si può facilmente “affondare” se fatta male, e il mio blog -così come il suo motto esprime- vuole essere al contrario una “navicella per la salvezza” e non altro. Ma quando si è prossimi ad esprimere un voto a cui tutti siamo chiamati (oggi 8 e domani 9 giugno si voterà per le Elezioni Europee e in alcuni comuni anche per le Amministrative) e si è da poco conclusa la visione della miniserie tv Shōgun sulla piattaforma Disney+ è difficile trattenersi dal non fare dei confronti.

La miniserie tv tratta dall’omonimo romanzo del 1975 di James Clavell (primo capitolo della sua Saga Asiatica) di genere romanzo d’avventura e che vendette oltre 15 milioni di copie, è stato riadattato per il “piccolo schermo” in una miniserie appunto di 10 puntate da circa 1h ad episodio e si vocifera già del rinnovo per una 2ª stagione.

Il tutto è ambientato nel Giappone del 1600: il Taikō (reggente in attesa che l’imperatore bambino giunga alla maggiore età per poter governare) è morto e il consiglio dei 5 reggenti uguali che dovrebbero adoperarsi per preservare il regno e condurlo in una esistenza di pace, è in realtà composto da uomini avidi di potere che vogliono imporre la propria linea e che per nulla hanno a cuore le sorti del popolo che hanno il privilegio di servire. Attorno a questo assetto politico ecco che si inserisce anche la Chiesa (in particolare l’ordine dei Gesuiti affiancati dai commercianti portoghesi) che con il pretesto di “evangelizzare” in realtà mira a sua volta a conquistare territori e ricchezze di queste terre e popoli ancora sconosciuti. A “disturbare” questi assetti così già precari, ecco l’arrivo inaspettato di un Anjin (il pilota inglese John Blackthorne ed il suo equipaggio olandese della Erasmus) che naufraga sulle coste giapponesi dove inizialmente viene tratto in ostaggio dai Samurai locali.

Vi starete chiedendo il perché del titolo di questo articolo con quanto scritto sino ad ora. Ebbene: la trama sembra apparentemente lontana nella Storia e nel Tempo, ambientata anche in un Luogo sconosciuto e ostico (terremoti, scogli, nebbia fitta, umidità costante), incomprensibilità di comportamenti e atteggiamenti, inespressività e apparente apatia, così lontani dal modo di fare e di pensare dell’occidente eppure se con umiltà ci si pone di fianco ad usanze, pensieri e agire, lo si scopre più simile a noi di quanto non si pensi.

Il tramare nell’ombra, gli accordi, i bluff, il servissi di questo o quell’altro individuo per raggiungere i propri scopi fanno parte del “gioco politico” (che gioco non è) intento a realizzarsi “a tutti i costi”, ma vi è una netta differenza fra ciò che siamo diventati e ciò che scorre sotto gli occhi dello spettatore.

Sullo schermo: assistiamo ad una fedeltà tale da raggiungere il gesto estremo solo per onorare la parola data o dimostrare la propria lealtà. Morire per un ideale o qualcosa/qualcuno in cui si crede, è impensabile oggigiorno in un presente dove tutti hanno più di un volto e sono tutti pronti a tradirti al primo segnale di debolezza o incertezza. Il tutto condito da un profondissimo rispetto di sé, dell’altro, della natura. Apparire dignitosi sempre, in ogni circostanza, senza voler offendere nessuno soprattutto nella sua intelligenza e proteggendo quanto di più forte e intimo possa esserci fra individui: l’affetto vero e sincero (che sia solo amicizia oppure amore, poco importa, ciò che occorre e tenerlo al sicuro sempre).

I politici oggi: urlatori, nessuna idea concreta o visione per il futuro (a breve raggio o sulle lunghe distanze), sguaiati e dal linguaggio spesso scurrile non adatto al ruolo che ricoprono, completo distaccamento dalla realtà in cui si vive e di cui non hanno la ben che minima percezione; vanno avanti a suon di slogan e frasi fatte, mai un discorso sentito realmente e che abbia una concreta logica affabulatoria. Si puntano il dito l’uno con l’altro, si accusano a vicenda, come se il tutto possa ridursi ad una battaglia fra “noi” (cioè l’io politico tronfio) e un “voi/l’altro” (utilizzato sempre in chiave dispregiativa e denigratoria). Totalmente impreparati nelle cerimonie ufficiali dove un certo rigore e una certa etichetta sarebbero ben accetti.

Molti di questi politici hanno già dichiarato che se dovessero essere eletti non andranno in Europa e allora a cosa è servito candidarsi? Semplice: è servito a “contarsi”, a vedere quantitativamente a che punto sta il loro apprezzamento nel Paese. Un po’ sulla scia de La Grande Bellezza di Sorrentino dove tutti sognano almeno una volta di trasformarsi nel Jep Gambardella di turno per veder fallita la festa che loro stessi hanno organizzato, si dimenticano totalmente di un dettaglio non da poco: si dimenticano delle persone. Persone da tutelare (tutte, senza distinzione alcuna), con diritti per cui lottare sempre ogni giorno, per condizioni di vita che siano sempre migliori -si spera- per tutti, perché il “pubblico” è vitale e uno sguardo verso il “privato” è ciò che inaridirebbe quei modelli che in molti ancora ci invidiano.

Non è più questa la Politica nobile dei grandi oratori classici, è una politica sterile annidata su se stessa che pur rantolante non vuole perdere quei privilegi di cui si è rivestita. Per questo sarebbe stato opportuno che i politici -soprattutto italiani, che hanno svolto tutti una pessima campagna elettorale- prima di scendere in campo potessero dare uno sguardo alla miniserie tv Shōgun, quanto meno per apprenderne l’arte del rispetto verso l’altro e l’educazione del dire e del fare.