
Nel monologo finale di uno dei miei film preferiti, la protagonista si domanda:
Chi lo sa se questi luoghi avranno memoria di me, se le statue, le facciate delle chiese si ricorderanno il mio nome […] se le strade conserveranno il rumore dei miei passi […] la vita non è mai nelle nostre stanze: moriamo e poi torniamo, come tutto1
Un pensiero, un quesito che fa riflettere e che é possibile estendere anche al nostro modo di vivere il quotidiano nell’intento di comprenderlo e valorizzarlo, ma “spesso ci si dimentica che per valorizzare è necessaria la conoscenza” come sottolinea Mons. Francesco Savino – Vescovo di Cassano all’Jonio nella presentazione del volume La Cattedrale di Cassano all’Jonio. Profilo storico-artistico e documenti inediti dell’Archivio diocesano del dott. Ludovico Noia, Editoriale Progetto 2000, 1ª ed. giugno 2023, pagine 224.
Il volume è suddiviso in 7 capitoli con due inserti corposi (Le immagini e l’Appendice documentaria), è stato stampato su carta lucida che sebbene sia necessaria per una migliore risoluzione delle fonti fotografiche, risulta un po’ ostica se si vuole prendere appunti ai margini e qualche riflesso da fonte luminosa va ad insediarne la lettura. Questo al momento l’unica “critica negativa” all’opera perché, nonostante lo stesso autore e storico dell’arte lo abbia simpaticamente descritto come un “mattonazzo”, quest’ultimo non lo è affatto. La scrittura scorre fluidamente e velocemente e nemmeno le tante e ricchissime note a piè di pagina ne appesantiscono l’evoluzione.
Al fruitore che forse non ha dimestichezza con questa tipologia di lavoro accademico, l’impatto visivo della pagina può forse inizialmente frenare nell’impresa di lettura, ma la narrazione si dipana attraverso l’utilizzo di un linguaggio semplice, accessibile a tutti, descrittivo e di subitanea comprensione.
Le note a fondo pagina (che possono sembrare molte) sono necessarie sia per donare al lettore un testo che sia il più completo possibile, sia per sottolineare il grande lavoro minuzioso e di ricerca che Ludovico ha condotto. Proprio questo suo puntiglio -che non è saccenteria, bensì rigore e rispetto verso il lavoro che si è condotto- ricalca in modo puntuale le parole del Vescovo Savino: soprattutto in Calabria (e al Sud in genere), si ha la tendenza a sminuire o ridimensionare ciò che di bello nel panorama storico-artistico abbiamo e che forse non riusciamo neanche a comprenderlo e se non comprendiamo, non siamo neanche in grado di gestirlo e preservarlo al meglio.
Questa accuratezza quasi maniacale nella ricerca permette di poter ammirare con cognizione di causa le molte e svariate opere che trovano posto fra le navate e le cappelle della Cattedrale. Non solo: il ritrovare carteggi, materiale d’archivio inedito, fogli singoli, ecc… permette di recuperare e restituire alla memoria collettiva nomi e volti dimenticati e/o sconosciuti e ricollocare accadimenti storici sulla linea spazio-temporale. A questo proposito riportiamo a mo’ di esempio il nome della famiglia Fusco e della Scuola Moranese, maestri dell’intaglio il cui riferimento viene sconosciuto ai più, preferendo una più generale dicitura come “scuola napoletana”. O ancora il recuperare dalla storia eventi calamitosi quali terremoti, colera e invasione di bruchi di cui non si ha memoria.
Ma è bene precisare, come riporta lo stesso Noia verso la conclusione della sua premessa:
Certamente l’impalcatura documentaria generale resta carente tradizionalmente a causa dei sopracitati saccheggi che hanno interessato anche l’archivio, ma fors’anche per altri e ignoti motivi. A ogni modo le fonti utilizzate investono un arco cronologico che va dal XVI secolo fino alla metà del secolo scorso.
Auspicando che l’esperto Ludovico Noia con la sua passione e la sua dedizione possa continuare ad approfondire e quindi ampliare questo lavoro, come dicevamo in apertura di questo articolo: i luoghi avranno memoria di noi? Sì, se solo noi ci ricorderemo di loro, dei culti, degli artisti, dei santi che -loro malgrado- restituiscono la fotografia di mode dell’epoca e preserveremo al meglio un passato d’arte, di storia e di credi che ci parlano ancora e molto altro hanno ancora da rivelare.
[Si segnala come picco refuso di stampa: sull’Indice il “capitolo quinto – Navata di destra” è riportato a pag. 112, in realtà nel volume si trova a pag. 131]
- estratto dal monologo finale Nonna-Tommaso dal film Mine Vaganti del regista Ferzan Ozpetek, 2010 ↩︎

Non si ha idea di cosa vuol dire operare una ricerca approfondita, le note, la coerenza del lavoro, questo perchè gli altri possano usufruire degli studi, della fatica e del sudore dell’autore. Un bel lavoro, una pietra miliare nell’archi storico cassanese, ma i locali apprezzeranno questo studio o lo relegheranno nelle biblioteche impolverate come una bomboniera da contemplare?
Hai perfettamente ragione: fatica, impegno e tempo impiegati sono difficili da comprendere. Se se ne parla sempre di più però, magari poco alla volta, le cose possono cambiare… Sono fiduciosa 🤗