Occupandomi di “immagini e parole“, l’unico modo per essere sempre aggiornata in una sorta di studio perpetuo é visionare tantissimi film (di qualsiasi epoca e genere) e leggere, leggere tantissimo. Insomma, la curiosità non deve mai sentirsi appagata.
I libri -così come per i film- spaziano per generi ed edizioni e negli ultimi tempi, mi é capitato di studiare diversi manuali di scrittura specifici per il Cinema e per il Teatro che in verità, finiscono tutti per dire la stessa cosa. Chi più genericamente, chi più nel dettaglio. Ma di tanto in tanto capitano delle sorprese…
Lo scorso Natale ho regalato ad una mia giovanissima parente il libro 100 Gianni Rodari: cento storie e filastrocche. Cento Illustratori. edito da Einaudi Ragazzi in occasione dei 100 anni dalla nascita dell’autore.
Sfogliando poi i vari titoli in elenco nella stessa collana, mi accorgo di un titolo singolare: Grammatica della fantasia – introduzione all’arte di inventare storie. Indago. Il web me lo segnala come l’unico manuale scritto da Gianni Rodari all’interno della sua vastissima produzione di letteratura per l’infanzia. Non me lo faccio ripetere due volte e metto anche questo titolo nel carrello.
É un volumetto formato da 45 capitoli agilissimi da leggere per un totale di 208 pagine, almeno in questa edizione del 2013 che a quanto pare é stata rinfoltita di materiale. Addentrandomi nella lettura mi rendo conto di una cosa: questo manuale non é un manuale. L’operazione che si dipana in queste pagine in realtà é pressoché identica a quella che prende vita nell’opera Lezioni Americane. Sei proposte per il nuovo millennio di Italo Calvino, pubblicato da Oscar Mondadori.
Calvino avrebbe dovuto tenere nel 1985 un ciclo di lezioni presso l’Università di Harvard, ma ahimè non si sono mai tenute a causa della sopraggiunta morte dell’autore. Il volume di Rodari -così come quello di Calvino- raccoglie lezioni e incontri tenutisi nelle scuole di Reggio Emilia nel 1972, nonché appunti tratti dai suoi studi o dal confronto con giovanissimi allievi e colleghi.
Una cosa mi balza subito agli occhi: oggi nei laboratori o corsi specifici per la scrittura creativa la primissima cosa che viene insegnata é che senza conflitto non c’è storia; Rodari in questo suo volume sostiene che una storia nasce da un’immagine generata dallo scontro di due elementi che lui definisce binomio fantastico. Che dire: negli anni ’70 era “avantissimo”, di una modernità da lasciare stupefatti!
Un’altra cosa noto quasi subito: così come Grammatica della fantasia non é un manuale, non é neppure un libro per ragazzi nonostante al suo interno é possibile trovare giochi, input per la creazione, spunti, sfide, risate, immagini create e da creare, citazioni e il “come si fa” una storia nel dettaglio, ma trovo che questo libro sia molto più adatto agli adulti. Ai genitori e agli insegnanti nello specifico e non perché Gianni Rodari utilizzi parole complicate (ne utilizza di semplicissime!), ma perché invoglia l’adulto a ritornar bambino anzi, a mettersi nei panni del bambino, così da “guidarlo” e nel contempo lasciarlo libero di esprimersi e di pensare con la propria testa, senza condizionamenti e come scrive a pag. 128:
“Non si tratta, dunque, di incoraggiare nel bambino vuote fantasticherie, ma di dargli una mano perché possa immaginarsi e immaginare il proprio destino.
o ancora a pag. 120:
“Non si tratta già di giocare “al posto del bambino”, relegandolo nell’umiliante ruolo di spettatore. Si tratta di mettersi al suo servizio. É lui che comanda. Si gioca “con lui”, “per lui”, per stimolare la sua capacità inventiva, per consegnargli nuovi strumenti che userà quando giocherà da solo, per insegnargli a giocare. E mentre si gioca, si parla.
Ed in questo particolarissimo periodo storico ci sarebbe davvero un gran bisogno di uno sguardo divergente, che stimoli a “giocare” con serietà ad assumersi le proprie responsabilità (ché il gioco serve anche a questo!) e si possa tornare a parlare, a confrontarsi senza arroganza e atteggiamenti villani, essendo finalmente liberi d’immaginare con fantasia un futuro possibile con speranza e fiducia.