
Ho utilizzato come titolo per la carrellata fotografica che visionerete una battuta contenuta nel film del 2017 Wonder, realizzato dal regista Stephen Chbosky e che vede fra gli interpreti Jacob Tremblay, Julia Roberts e Owen Wilson. Vi starete chiedendo il perché di questa scelta: ebbene, l’arte e la bellezza che ne scaturisce richiedono impegno, lavoro, sacrificio, programmazione e non progettini fini a se stessi se il fine/l’idea è mostrare in chiave duratura ciò che la nostra storia e il nostro territorio ha da offrire. Purtroppo si ha la concezione che un quadro o un libro siano cose “morte”, cose “vecchie”, ma così non è e non deve essere… nella loro apparente staticità, vi è tutto un mondo e un modo di rendere attrattiva l’Arte che permetterebbe alle opere di stupire i fruitori in eterno. Che alla fine la domanda non è tanto se si riesce a mettere in piedi una determinata cosa, ma i quesiti alla base dovrebbero essere: so poi mantenerla nel tempo questa cosa? Ho personale specializzato in grado di occuparsene? Sono in grado di trasformare la “staticità” polverosa, in un luogo in continua evoluzione, dove passato presente e futuro siano in grado di convivere e influenzarsi a vicenda, perpetuamente e strizzando un occhio anche alla società, coinvolgendola? Chissà…
Ma lasciamo da parte queste elucubrazioni. Voglio mostrarvi di cosa si sono riempiti i miei occhi in questi giorni di visita in Emilia-Romagna: perché se le vacanze permettono di staccare con la routine, il nutrirsi di Arte ci permette di ampliare anima, spirito, dare sollievo e ritrovarsi.


























» Le 26 foto caricate nella soprastante galleria, ritraggono alcune opere contenute all’interno della Pinacoteca Comunale di Faenza










» 10 foto ritraenti i luoghi della Manfrediana, la Biblioteca Comunale di Faenza






















» 22 foto ritraenti parte del patrimonio artistico contenuto all’interno del Museo Diocesano d’Arte Sacra di Faenza
È vero, le foto sono un po’ sgranate e non perfettamente illuminate, ma il mio unico mezzo a disposizione è il cellulare che è anche leggermente datato, quindi ci accontentiamo del risultato. Queste foto sono importanti non solo perché sono il ricordo di un’emozione nell’aver potuto godere di questa arte e di questi luoghi, ma sono anche un esempio di come con piccole accortezze (come una illuminotecnica mirata, l’umidificazione a temperatura costante degli ambienti, una logica espositiva e dei rimandi tecnologici esaustivi -come l’utilizzo dei QR code rimandanti alle loro pagine ufficiali- fanno sì che il fruitore possa sentirsi sì guidato in un percorso ma anche libero di scegliere in autonomia cosa approfondire e cosa no).
Buona bellezza e meraviglia a tutti!

Secondo me il titolo poteva essere diverso. Poi penso che non tutto i può fotografare, la foto non riproduce mai il mistero di un’opera, di una determinata realtà. L’arte è come il vento, l’istante che passa, il kairos inafferrabile. Comunque, oggi, sono sempre pochi quelli che si fermano a contemplare l’estetica del bello.
Come avresti intitolato? Beh, ovvio che la fotografia non può riprodurre il mistero che l’opera porta in sé, ma ne può immortalare l’istante in cui si è provata l’emozione. Per quanto riguarda il contemplare: ho passato quasi due ore buone sia in pinacoteca che nel diocesano, unica visitatrice in quella fascia oraria e poter avere tutto il tempo che desideravo per osservare, riflettere, contemplare, ecc è stato davvero un privilegio unico.