
Di solito quando in un trailer cinematografico compaiono i seguenti elementi: interrogatorio, presidente degli Stati Uniti, uomo che corre (possibilmente di colore), la trama è praticamente già scritta tanto che verrebbe da pensare:
“Ecco, il solito film ricco di cliché che non ti lascia nulla perché nulla ha da raccontare“
Poi aggiungi una programmazione tv in chiaro del tutto inesistente, la noia delle giornate estive dove la sonnolenza la fa da padrone e quindi ti decidi a caricare da piattaforma qualsiasi cosa, purché ti distragga. Questa volta la scelta è ricaduta su Paradise prodotto Star Original visibile su Disney+: adatto dai 16 anni in su; creato da Dan Fogelmann; con Sterling K. Brown, James Marsden, Julienne Nicholson (tutti e tre candidati agli Emmy Award), Sarah Shahi, Nicole Brydon Bloom; 1ª stagione – 8 episodi.
Sinossi: Paradise è ambientato in una tranquilla comunità abitata da alcuni degli individui più prominenti del mondo. Ma questa tranquillità svanisce quando si verifica uno sconvolgente omicidio e ne consegue un’indagine di alto profilo.
Gli elementi elencati poco sopra ci sono tutti, non ne manca neanche uno, eppure sin dalla 1ª puntata c’è un qualcosa che mette lo spettatore sul “chi va là”. All’inizio è una semplice impressione come di un brivido che ci pone in sospetto e la perfezione anomala e maniacale in cui tutto si evolve, unito all’essere totalmente glaciale e insensibile di alcuni personaggi, non fa che aumentare questo stato d’ansia in cui ogni cosa può accadere.
Poi, poco alla volta quei sospetti iniziano a divenire concrete certezze e anche il genere d’appartenenza inizia a mutare: classificato come un prodotto drammatico dalle tinte thriller, assume le caratteristiche di una narrazione apocalittica pura. E allora riemergono trame care tanto alla cinematografia hollywoodiana quanto ad una certa letteratura di settore: pianeta terra con le ore contate, minaccia planetaria che incombe, morte certa per tutte le specie viventi, fuggi fuggi generale verso un posto scuro (!), essere pronti a tutto per salvare le persone a noi care.
Anche qui, nonostante tutti questi elementi distopici già visti e rivisti, ancora c’è un qualcosa che trattiene lo spettatore allo schermo, ossia le domande irrisolte:
- chi ha commesso l’omicidio?
- come uscire?
- cosa c’è lì fuori?
Il primo punto interrogativo viene svelato nell’ottava e ultima puntata della prima stagione (e lo si svelerà attraverso un qualcosa che bibliotecari e frequentatori di biblioteche apprezzeranno sicuramente); gli altri quesiti saranno di certo risolti con la prossima stagione. Arrivati a questo punto immagino vi starete chiedendo se queste prime 8 puntate mi abbiano convinto oppure no. La risposta è che vederle all’interno del contesto storico nel quale siamo immersi (concreta minaccia nucleare, rischio di una guerra mondiale, genocidi, guerre fratricide, speculazioni economiche, noncuranza per i segnali di pericolo che la terra ci invia, ecc…), fa di questo prodotto una sorta di monito, una di quelle lucine accese che fanno pensare:
“Ecco, potrebbe accadere esattamente questo”
oppure
“Questo è ciò da non fare”
Non è Paradise un posto idilliaco o un’opera che lascia spazio alla fantasia, qui fantasia non ce n’è, a essere presente è la cruda realtà della minaccia concreta da un lato e dall’altra la spietatezza che fa divenire cinici quando si è decisi e determinati nel raggiungere il proprio scopo e non c’è presidente o popolazione che tenga o che possa indurre ad un cambio radicale di azioni e pensiero. Tutto ciò finché il bersaglio non diviene proprio la mente organizzatrice del tutto.
Non vi è qui la presenza di empatia o solidarietà: si è tutti contro tutti come in un videogioco che non prevede vincitori, ma forse solo superstiti. Cosa accadrà nella seconda stagione? Non lo sapremo finché non sarà rilasciata sulla piattaforma Disney+. E a questa nostra povera terra e alle sue povere genti? Non possiamo saperlo o prevederlo finché dei pazzi scellerati avranno il potere di schiacciare dei bottoni pericolosissimi e continueranno a fare il bello e il cattivo tempo su vite e mercati con le loro idee schizofreniche, perverse e contraddittorie.
