Il periodo che va da novembre all’epifania per me è il più bello, nonostante io soffra terribilmente il freddo. E mi piace non per il clima, ma perché escono in sala (o su piattaforma) tutti quei film zuccherosi che mi piacciono tantissimo.
Zuccherosi non in riferimento alla “quantità di miele” presente nella storia d’amore a lieto fine, ma zuccherosi perché sono pieni di dolci, di luci, di colori, di folletti, di sentimenti semplici tutti da riscoprire, dove gli occhi sbrilluccicano dall’inizio alla fine del film. E non per forza deve essere presente fra i protagonisti un Babbo Natale o una Fata Madrina o vecchi arcigni a cui fare riscoprire il calore del cuore.
Ma, sempre più spesso, mi rendo conto che quei bei film di Natale di una volta (si sono anziana, lo so!) non li realizza più nessuno. Perché?
Ieri sera ennesima delusione cinematografica: accedo alla piattaforma Disney+ e faccio partire il film “Home sweet home alone – Mamma, ho perso l’aereo“. Avevo grandissime aspettative su questo film perché il trailer era davvero ben fatto, prometteva un sacco di fuochi d’artificio, insomma non vedevo l’ora. Credo che determinate trame di successo non debbano necessariamente essere riproposte in chiave moderna, non lo impone nessuno anche perché dopo la visione del film ti rendi conto che le scene migliori erano davvero quelle presenti nel trailer, il ché è già tutto dire!
La narrazione parte in sordina, con una lentezza da orticaria e con dei pretesti in apparenza così scollegati che la recitazione fin troppo esasperata da parte di alcuni non ti coinvolge subito, anzi stenti quasi a crederci. Ma voglio dare all’opera ancora la possibilità di stupirmi, così aspetto: prima o poi si smuoverà qualcosa, no?… No!
È tutto più o meno “lineare”, prevedibile, tutti gli attori -bimbi compresi- sono davvero irritanti, a tratti antipatici e con quel modo di porsi che fa tanto clinica psichiatrica. Poi quel finale, dove per forza si è voluto inserire il lieto fine per rispettare le più grandi e classiche tradizioni che sembrava esser stato incollato con la forza, come se l’essere felici tutti assieme lo avesse prescritto il dottore.
Dov’è il Natale? Quel bel Natale cinematografico dove una bimba sdentata fa di tutto per prendersi cura di suo padre; dove sono quei film dove gli adulti non capiscono mai niente fanno un sacco di casini ma poi tornano, perché hanno dato la loro parola; dov’è il Natale dove un qualcosa viene nascosto in un libro fa giri immensi e poi ritorna al punto di partenza in quella commedia degli equivoci che è la vita e poi si mette a nevicare? Perché sì, nei film di Natale al clou delle emozioni deve nevicare (per darti quel tocco di “colpo di grazia” necessario)… e invece la neve ieri sera era statica, ferma, inanimata.
Mentre stavo pensando a come stroncare questo film, un mio caro amico che conduce e porta avanti delle rubriche radiofoniche mi invia tre sue puntate, le ascolto e -sebbene lui volesse parlare di tutt’altra materia- capisco cos’è che non va nel film che ho visionato: nonostante sia inserito tra i film commedia di Natale a mancare è proprio il Natale. Non vi è traccia di quelle risate genuine e spontanee, manca quella meraviglia che sa di scoperta (scoperta di sentimenti, di lati nascosti dei personaggi, di luoghi anche non fisici inesplorati, ecc), manca lo stupore puro e semplice, manca ancora il mettersi in viaggio (e non mi riferisco al “viaggio dell’eroe” di Vogler con cui ormai vengono scritte la quasi totalità delle storie) viaggio inteso come percorso di trasformazione e cambiamento; insomma questo prodotto manca di autenticità, di originalità, di quella verità che narrazioni a “tema natalizio” devono avere, perché devono indurre lo spettatore a riflettere sulle proprie azioni, sui propri sentimenti e sul percorso da scegliere, su che tipologia di persona diventare. Le intenzioni forse erano anche buone, ma il risultato è assai deludente.