Ovvero: fino a che punto può spingersi “l’istinto omicida“?

Chi come me è cresciuto con la Walt Disney non solo è attratto dalla storia, dai colori, dalla musica, ma anche e soprattutto dai perché.
Ci si domanda del perché di una scelta, del perché un personaggio abbia risposto esattamente al contrario di quello che aveva in mente di dire, ma soprattutto perché un cattivo sia proprio così cattivo. Chiedere perché mi ha sempre affascinata.
Forse fra i malvagi e perfidi più spietati che la Disney abbia mai creato troviamo -senza ombra di dubbio- Crudelia De Mon.
Crudelia così ossuta e magra, quasi malaticcia, così perentoria che non accetta le si possano dare dei No come risposta, così falsamente interessata alla causa altrui, così odiosa e perennemente insofferente (come viene mostrata nel lungometraggio d’animazione del 1961 – La carica dei 101),
 
 
 
con il tempo è divenuta anche una sorta di mito e di icona di stile per il suo modo di essere eccentrica, esagerata, estremamente alla moda, sempre sul limite della follia e della pazzia ossessiva compulsiva che non desidera altro se non di avere ogni briciola di attenzione su di se; un essere spregevole e senza cuore priva di sentimenti e compassione, completamente incapace di provare empatia verso umani o animali, una subdola manipolatrice insomma il cui scopo è essere sulla bocca di tutti, adulata e che è pronta a qualsiasi cosa pur di raggiungere i suoi scopi.
 
Un personaggio troppo all’estremo per i bambini? No: più i personaggi sono ponderati nei minimi particolari e più è facile che messaggi ed insegnamenti passino e arrivino in maniera diretta e senza fraintendimenti.
 
Già, ma perché Crudelia è così crudele? Possibile che in vita sua nessuno le abbia mai fatto una carezza sincera? Se da un lato bisogna accettare i personaggi così come sono (in una sorta di tacito accordo fra l’autore ed il pubblico perché in fondo è proprio questa la magia del cinema, ossia: credere a prescindere e fidarsi ciecamente senza farsi troppe domande), fantasticare e creare possibili spiegazioni altre è sempre un’attività molto affascinante.
Vero è che negli ultimi anni il voler creare storie sempre più complete (anche per mancanza di idee e quindi si sfrutta il materiale che già si possiede) generando trame, sottotrame, prequel, sequel, remake, sequel del prequel e compagnia bella ha un po’ “demolito” quel tacito accordo di cui parlavamo prima e quella fantasia e quella magia sono venute meno. Ma… alle volte, rarissime in verità, queste operazioni di completezza e di ulteriore sviluppo narrativo nascondono delle sorprese. E questo è il caso di Cruella, rilasciato anche sulla piattaforma Disney+ a partire da maggio 2021, dopo il ritardo dovuto al covid-19 ed inizialmente previsto per il Natale 2020.

Ovviamente rispetto alla versione animata vi sono delle differenze, una su tutte il nome: qui non si conoscerà come Crudelia De Mon, bensì con il nome originale Cruella De Vil. Ma al di là della modalità con la quale viene chiamata la protagonista, ciò che è importante è il processo di riscrittura che è stato effettuato sull’intero personaggio compiendo una vera e propria umanizzazione del villain, che qui è anche eroe del suo destino tragico.

Se gli aspetti da “psicopatica” sono stati tutti mantenuti ed Emma Stone è eccellente nel caratterizzarli e nel mostrarli poco alla volta, si è unito a tutto questo quel lato inesplorato del personaggio che contiene tutte le risposte a quei perché che ci assillavano.
 
Le risposte, le motivazioni o forse giustificazioni -del perché si è come si appare- stanno a monte di tutto: provengono da un passato remoto che la piccola Estella Miller (non ancora Cruella) prova a cancellare a causa degli eventi che si sono repentinamente compiuti e nonostante la vita riveli sempre delle sorprese, per nulla al mondo Estella metterà da parte i suoi sogni ed i suoi desideri per un presente arduo e tutto da costruire.
 
Saranno perfidie, sordide vendette, messa a nudo del proprio carattere e della vera natura che ci contraddistingue. Saranno colpi bassi -se necessario- un continuo spingersi all’eccesso in stoffe, trucchi, maschere, sino a dimostrare un istinto omicida all’occorrenza.
 
Ma si può vivere così? In una perenne glaciazione dei sentimenti senza avere a cuore nessuno e considerarli tutti -senza esclusione alcuna- come degli ostacoli innanzi al traguardo prefissato?
Un autore contemporaneo sostiene che
le autobiografie sono sempre ucroniche, in base ai fatti che ci sono accaduti e a come ce li siamo raccontati

e allora sì, Cruella De Vil non è solo un “cattivo“, ma altro non è che un personaggio talmente coerente con se stesso che accetta -e si diverte nel farlo- di indossare la maschera arcigna e spietata che si è costruita e con assoluta “devozione” ha deciso di abbracciare a mo di corazza verso le insidie del mondo. Eppure non può esistere Cruella senza le fatiche che la vita ha servito ad Estella che, nonostante tutto, conserva una briciola di speranzosa gratitudine verso chi ha saputo tendere la mano e poi, beh… i bambini lo sanno: non esiste De Mon o De Vil che tenga, senza Pongo e senza Peggy!