
Cari Lettori,
non è mia consuetudine fare un bilancio a fine anno perché… perché mi deprimo, ecco. I bilanci, i resoconti, quel dividere il foglio in due parti e trarre le somme di ciò che è andato bene e cosa no, mi debilita, distrugge e affligge.
Come direbbe il vice commissario Mimì Augello: «ho un cori d’asino e uno di lioni!». Quello d’asino è legato alla mia vita: mi faccio sempre un sacco di domande, ho sempre un’infinità di dubbi, mi arrovello se quella tale cosa fatta è stata gradita oppure no e temo sempre di essere stata inopportuna, se ho esagerato, se ho superato il limite… ma dopo poco subentra il «ma chi se ne fo**e inside» che c’è in me 😂 e parte “la metà di leone”, legata soprattutto, anzi esclusivamente, alle storie e narrazioni non solo che scrivo io, ma anche quelle che vedo sotto forma di film o che leggo nei libri. Quindi, questo articolo di fine anno vuole essere semplicemente un appunto, un’annotazione su quelle parole e quelle immagini che -positivamente o negativamente- mi hanno colpita e perché no, magari un suggerimento se i titoli che vi segnalo vi incuriosiscono. Pertanto, andiamo a cominciare:
LIBRI
Il mio 2019 è iniziato con la lettura e lo studio di ben cinque manuali di scrittura cinematografica, ma che tranquillamente possono ritenersi utili per qualsiasi tipologia di narrazione. Grosso modo il contenuto dei cinque volumi va a ripetersi, ma è interessante come i vari autori vanno a maneggiare la materia trattata ed il loro punto di vista. Vi avviso però che in alcuni passaggi si sottintende l’avere già un metodo proprio di scrittura, cosicché questi volumi divengono più che altro una sorta di “prova del 9” ai fini della narrazione e in nessun modo (ci tengo a sottolinearlo) troverete scritto fra queste pagine: “una sceneggiatura si scrive così”, mai!… ogni autore deve avere il suo metodo, il suo modo di costruire la storia nella maniera a lui più congeniale: scrivere è sempre, sempre, qualcosa di vero e personale anche quando ci avventuriamo in una narrazione totalmente fantastica.
- Il viaggio dell’eroe – Vogler – Dino Audino Editore
- L’arco di trasformazione del personaggio – D. Marks – Dino Audino Editore
- Come scrivere una grande sceneggiatura – Linda Seger – Dino Audino Editore
- Anatomia di una storia – J. Truby – Dino Audino Editore
- Story – Robert McKee – Omero (il mio preferito in assoluto, mi rivedo moltissimo nelle sue parole e nel suo modo di ragionare, pensare e costruire una storia)
Dopodiché ho iniziato le letture per il mio insaziabile gusto di leggere:
6. Zero Zero Zero – Roberto Saviano – Feltrinelli: ne parlai già ampiamente in questo articolo ad inizio anno… finalmente l’ho letto per intero. Come ogni libro di Roberto è stato davvero una scoperta, una finestra aperta su di una realtà (mi verrebbe da dire parallela) che sempre più spesso si ignora ma che si insinua terribilmente nelle nostre vite, anche in maniera impensabile.
7. Il bar sotto il mare – Stefano Benni – Feltrinelli: anche di questo libro parlai ad inizio anno e potete recuperare l’articolo qui. Che atmosfere, che immersione totale!
8. Prendiluna – Stefano Benni – Feltrinelli: sarò sincera, non mi ha totalmente soddisfatta. L’inizio è stato molto intrigante e per certi versi mi ha ricordato quelle narrazioni alla Niven o alla Queneau, ma poi la cosa è andata un po’ scemando e non mi sono sentita coinvolta come per le pagine iniziali.
9. Io uccido – Giorgio Faletti – Baldini & Castoldi: porca vacca che libro! Che scrittura! Ho ancora la pelle d’oca che fa la ola sulle braccia! Ne parlai a luglio in questo articolo.
10. Fuori da un evidente destino – Giorgio Faletti – Baldini & Castoldi. Come sempre una narrazione chirurgica quella di Giorgio e cinematografica: ogni parola si stacca dalla pagina e diviene immagine. Rispetto al primo romanzo ho trovato una trama molto più semplice e a tratti facilmente intuibile, ma sempre di grande impatto e dalle forti atmosfere.
11. Le notti bianche – F. Dostoevskij – Buc. Tempo fa, in una notte di bufera, vidi la trasposizione cinematografica del romanzo realizzata da Luchino Visconti nel 1957 ed interpretata da Marcello Mastroianni e Maria Schell. Ne rimasi totalmente rapita. Approfittando di uno sconto esagerato (!) ho acquistato l’ebook e l’ho divorato: uno dei pochissimi casi in cui la trasposizione filmica è aderentissima non soltanto alla narrazione cartacea, ma anche alle atmosfere create, con tutte le tribolazioni del caso.
12. Noli me tangere – Andrea Camilleri – Oscar Mondadori. Decisamente particolare. Ne vedrei bene una regia teatrale, possibilmente con una scenografia in movimento e un gioco di luci ben studiato da far emergere anche le ombre, dato che in questa narrazione le ombre vanno a sovrapporsi e sono quasi tutto o meglio, tutto ciò che appare…
13. Potere & Poteri – A. Sabato – Pellegrini Ed. Per certi versi agghiacciante in alcune pagine. Poi l’ho lasciato a metà: stava diventando un elenco di cose, persone e fatti… prima o poi lo finirò.
14. Fahrenheit 451 – Ray Bradbury – La biblioteca di Repubblica. DOVETE LEGGERLO!!!
CINEMA
Vi segnalo tre serie da pochissimi episodi che mi hanno molto colpita. Sto parlando rispettivamente di
Le prime due sono delle normalissime micro-fiction (una di 6 episodi e l’altra di 8, ma ipotizzabili anche future stagioni), con una chiara impronta avventurosa e fantasy. La terza ha solo 3 episodi. Le storie, il genere d’appartenenza, la manifattura sono diverse ed uniche in ogni caso, eppure sono accomunate da due linee d’azione ben tracciate: risoluzione (o quasi) di quesiti eterni e la scelta di un mondo al quale appartenere.
Per quanto riguarda i film, partiamo da quelli NO! per arrivare a quelli WOW!:
- Joker di Todd Phillips con Joaquin Phoenix: a novembre recensivo così il film e ancora una volta ribadisco il mio “davvero? tutto qui?”.
- The dead don’t die di Jim Jarmusch con Adam Driver e Bill Murray: l’ho visto fino alla fine, spiaggiata sul divano, semplicemente perché non riuscivo a crederci… cioè, lo hanno fatto davvero!
- Toy Story 4 di Josh Cooley per la Disney-Pixar: la trama non è al livello dei precedenti tre capitoli (infatti secondo me potevano terminare il tutto con la trilogia e la super speranza incarnata dalla piccola Bonnie, ma vabbè, pazienza), ma dal punto di vista emozionale nulla da ridire. Ho pianto dall’inizio alla fine: forse è l’anzianità che avanza, boh… sta di fatto che ho pianto e a ripensarci adesso, mi sento ancora distrutta. La Disney-Pixar mi “spappola” sempre, tanto quanto la Disney-Marvel (tra un po’ ci arrivo a questo): insomma, casa Disney sa come frullare a dovere i suoi fan con un bel mix tosto di sentimenti.
- La mia vita con John F. Donovan di Xavier Dolan con Kit Harington: non è andato granché bene questo film e lo stesso Dolan lo ha posticipato e rimaneggiato più volte. Di Xavier ho visionato tutta la sua filmografia, lo adoro davvero ed anche in questo caso la storia da lui presentata mi è arrivata dritta in faccia come un pugno ben assestato. In ogni realizzazione è percepibile il bene che Xavier vuole ai suoi personaggi ed ai suoi attori e se c’è una cosa che gli “ruberei” (semmai fosse possibile), è la sua capacita di narrare i silenzi: le pause nei suoi lungometraggi, sono pause dense, corpose, piene, ti lacerano le viscere. É un regista immenso e lo è anche in questo caso.
- Un giorno di pioggia a New York di Woody Allen: ah, che meraviglia… sono tornata a respirare. Il buon caro vecchio Woody in gran spolvero. Trama semplice e diretta, ma mai banale o superficiale. Delineati con cura i profili sfaccettati dei protagonisti e poi: boom! Anche lui col turbinio degli eventi e della riscoperta delle cose (e persone!) che davvero ci fanno stare bene. Ne avevo bisogno.
- Parasite di Bong Joon-Ho: ha vinto la palma d’oro al Festival di Cannes e devo dire che è tutta meritata! Il film inizia quasi in maniera grottesca -oserei dire- e presenta determinati personaggi in chiave “ma ci sono o ci fanno?!“. Poi, ad un certo punto, cambia totalmente. Si sprofonda sempre più nel dramma puro, una vera e propria discesa agli inferi dove i ruoli si sovrappongono a tal punto che non si riesce più a distinguere chi è la vittima e chi è il carnefice. Quel che si dice: un filmone!!
- Avengers: Endgame dei fratelli Anthony e Joe Russo per la Marvel: 22° film della saga che va a chiudere le prime tre fasi Marvel. 181 minuti di pura meraviglia cinematografica (e al diavolo le inutili ed insensate polemiche che non stanno né in cielo e né in terra!). Sono rimasta appiccicata allo schermo dai titoli di testa sino a quelli di coda, con tanto di fazzoletti appallottolati ovunque perché sì, ho pianto anche su Avengers: Endgame e ad oggi, mi considero ancora in lutto! Da autore so che una trama come quella presentata dalla Marvel -e soprattutto spalmata su 22 capitoli- che per forza di cose apre al Multiverso (nel quale credo fermamente) dà tantissime possibilità di “risoluzione”, ma comprendo anche che quando sei Tony Stark – Iron Man è giusto lasciare all’apice del successo: personaggi come questo non sono semplici personaggi e basta, no… sono molto di più. Non sei nemmeno un supereroe, sei una Leggenda! E leggenda è anche il suo interprete Robert Downey Jr, del quale sono perdutamente innamorata… Si questo ultimo titolo è il mio film wow!
Non so cosa ci sia in serbo per il futuro, ma vi auguro un nuovo anno ricco di immagini e parole, di libri da leggere oppure da lasciare a metà, di pagine e film che vi faranno ridere e commuovere, di avventure che come in un turbinio di vento vi scompiglino tutti e vi facciano riscoprire nuovi ed in grado di stupire e di stupirvi di voi stessi. Vi auguro immagini e parole scelte con cura e amore, da condividere con chi amate o da tenere per voi e come dice qualcuno “fate attenzione a quello che desiderate, capace che prima o poi si avvera!” 😉 .



