Ci sono libri che divori in poche ore; libri che compri perché magari a colpirti è stata la copertina; libri che hai ricevuto in regalo ma sai che non leggerai mai e libri con i quali sai fin da subito che il “rapporto” sarà tutto in salita, tortuoso, una sorta di tira e molla amoroso che sai in qualche modo ti cambierà e per ignote connessioni, non vuoi che ciò accada. Ma la curiosità, quella spinta propulsiva che ti spinge a cercare risposte, che ti lancia in avanti nel tentativo di poter comprendere, sono una pulsione troppo forte da tenere a bada. E così quel libro ti fissa dall’alto di una mensola e sa che -prima o poi- inizierà la vostra storia. Lui intanto aspetta, paziente e nell’attesa, le parole lievitano, covano, macerano, per rilasciare infine, con tutta la loro spietata forza, il loro segreto, il loro significato.
Ho impiegato quasi sei anni per leggere ZeroZeroZero di Roberto Saviano (edito da Feltrinelli) e non perché non sia avvezza alla lettura, anzi… Ogni qual volta mi decidevo, capitava un qualcosa che provvedeva a rimandare il tutto. La scrittura di Roberto Saviano scorre senza intoppi, anche là dove i passaggi si complicano. A tratti la sua voce è udibile: sono pagine queste che non soltanto si fanno leggere, ma anche ascoltare.
Il grande vero “blocco” -almeno per me- risiede nei capitoli iniziali: passaggi feroci, spietati, violenti eppure descritti con precisione chirurgica, con freddo distacco. Ad un certo punto si insinua un dubbio: possibile che sia, sul serio tutto vero? Possibile che quelle morti siano state realizzate a quel modo? Sembra un mondo parallelo, una “realtà da film”. Dicitura al quanto ossimorica visto che in qualche modo nei film, la realtà -anche se in maniera impercettibile- è malleata, smussata. E qui lasciai.
Lessi altro, narrazioni completamente differenti. Ma no, quello che inconsciamente stavo facendo (e l’ho capito solo ora) non era scappare da quelle parole o abbandonarle. No. Stavo facendo in modo che quelle parole attecchissero, sedimentassero. Dopo parecchio tempo, questa copertina nera mi sembrava insopportabile vederla peregrinare un po’ sulla scrivania e un po’ nei miei zaini, pronti per il prossimo viaggio. Dovevo finalmente collocarlo in libreria, non prima di averlo letto però.
All’inizio riprendere la lettura fu un po’ complicato: più andavo avanti con le pagine e più avevo l’impressione di avere per le mani un qualcosa di gigantesco, incontenibile, di reale. Così reale che la maggior parte di noi prova a fuggire, prova a non dover vedere. Perché è più comodo. Perché si vive “meglio” senza problemi, si vive meglio non sapendo eppure… eppure è proprio ignorando che si diventa complici. Perché se ignori non puoi fare domande; se ignori non puoi trovare risposte; se ignori tacitamente acconsenti affinché le cose continuino ad essere come sono sempre state, e forse a diventare addirittura peggiori.
Superato il blocco iniziale del libro, il resto è rapidità, velocità, chiarezza. Ed anche i nomi impressi sulla pagina acquistano carne ed ossa quando ricolleghi proprio quei nomi alle inchieste di cui hai sentito parlare in televisione o di cui -distrattamente- hai letto qualcosa su qualche giornale.
E d’un tratto le pagine si capovolgono: se per mia difficoltà le descrizioni iniziali sembravano fredde e distaccate, ecco che ora tutto appare vischioso come miele. Ne sei avvinghiato e più cose vieni a scoprire, e più ne vuoi sapere. Ha ragione Roberto quando afferma che “scrivere di coca equivale a farne uso“.
Al di là di tutta la rivoltante crudeltà, i personaggi incredibili che si avvicendano hanno le sembianze di dannati esseri mitologici e ciò che “affascina” (passatemi il termine) è il loro ingegno. Non sono degli improvvisatori: tutto è calcolato nei minimi dettagli sino a rasentare la più assoluta maniacalità; tutto ha una logica anche quando sembri non ci sia.
Per varie motivazioni negli anni ho affinato una sorta di sesto senso, di diffidenza verso ciò che mi circonda e questo lavoro di Roberto Saviano ne ha smussato ancora di più gli angoli: non bisogna solo guardare, ma si necessita un guardare attraverso la coca (altrimenti rischieremmo davvero di non riuscire a vedere nulla o meglio, di fermarci alla superficie) se sul serio vogliamo capire e una volta fatto ciò sarà davvero difficilissimo saper scindere quella che pensavamo fosse la nostra realtà da questa perversa, malata, oscura ed impalpabile realtà, di cui pensiamo di non fare parte: solo conoscendo si può iniziare a cambiare.