
Qualche sera fa, annoiata dalle ennesime repliche della tv in chiaro, ho finito per passare in rassegna i cataloghi delle varie piattaforme dove sono iscritta finché, su Prime Video non mi compare il volto incantatore di Banderas. E che fai: dici di no al “bell’Antonio“? E così, non potendo sottrarmi alla chiamata, aziono play.
Sullo schermo iniziano a scorrere le immagini di un’opera del 2016 che non è mai stata proiettata nelle sale cinematografiche italiane (!). Sto parlando di Finding Altamira (semplicemente Altamira nella nostra traduzione) per la regia di Hugh Hudson, sceneggiatura di Olivia Hetreed e José Luis López-Linares e che vede tra i protagonisti Antonio Banderas nei panni di Marcelino de Sautuola, Golshiften Farahani nel ruolo di Conchita de Sautuola e Rupert Everett ad interpretare il Monsignore.

La coproduzione Regno Unito, Francia e Spagna ha realizzato un film di 97 minuti e che dal 2018 è possibile reperire in dvd. La storia che si va a narrare è ambientata nel 1879 ma non solo, vengono raccontati i veri fatti accaduti in una regione della Spagna, territorio dove la diatriba scienza-fede era accesissima; Marcelino de Sautuola è un archeologo: uomo brillante, curioso, dalla mente aperta ad accogliere il futuro che è alle porte e desideroso di conoscenza. Marcelino è sposato con Conchita, donna estremamente religiosa tant’è che usa confessarsi anche più volte a settimana, è innamoratissima del marito nonostante non riesca a comprenderlo sino in fondo e alle volte sia scettica riguardo le sue decisioni scientifiche. A contornare il tutto vi è il Monsignore: un uomo spudorato e malvagio, quasi un estremista per il quale non esiste nulla al di fuori della Bibbia.
Un giorno Marcelino e sua figlia Maria di appena 9 anni, entrano in una grotta carsica sigillata da tempo e qui avviene la scoperta: ci troviamo nella regione spagnola di Cantabria e una volta all’interno delle grotte, padre e figlia si trovano faccia a faccia con le Pitture di Altamira: questa caverna è diventata poi celebre per le sue pitture parietali riconducibili al Paleolitico superiore, raffiguranti mammiferi selvatici e mani umane. La Grotta di Altamira è stata inserita tra i Patrimoni dell’Umanità dell’UNESCO nel 1985.


All’epoca dei fatti la scoperta generò non pochi conflitti: si diffuse uno scandalo, dove la Chiesa vide il tutto come un attacco diretto alla Bibbia, mentre la comunità scientifica accusa Marcelino di frode. Sebbene Marcelino fosse certo della sua scoperta unica al mondo e perciò priva di parametri con i quali confrontarla, l’archeologo si spense alcuni anni dopo la scoperta con il nome infangato e la reputazione macchiata. Ci vollero ben 20 anni prima che i suoi illustri colleghi pubblicassero delle scuse ripristinando il suo buon nome e cacciassero dalla sua reputazione la macchia di truffatore e mentitore.
Marcelino non lo seppe mai, ma la sua storia ci mostra come non bisogna mai essere prevenuti e che il metodo scientifico è l’unica via per studiare la realtà in modo oggettivo e se la cultura di cui siamo impregnati dovesse risultare soffocante e priva di orizzonti, è indispensabile cercare lo spiraglio necessario per aprirsi al nuovo e lasciarsi sorprendere e meravigliare.
