Lo scorso 14 settembre è stato pubblicato il singolo Quelli che restano, duetto fra Elisa e Francesco De Gregori. Il brano va ad anticipare il nuovo album in studio dell’artista friulana che, con ogni probabilità, arriverà su tutti i circuiti e canali di diffusione dal prossimo ed imminente autunno.

Il brano Quelli che restano, appare come un’intima riflessione sulla condizione di certi romantici: individui riflessivi, che alle volte hanno bisogno di “sbattere contro un muro” per rendersi conto di cosa stia accadendo loro; di quei sognatori che nonostante tutto riescono a rimanere in piedi pur barcollando, aggrappati a sogni proiettati nel futuro e che grazie all’esperienza vissuta (sia essa positiva o negativa), sapranno essere più attenti e vigili e presenti, quando avremo bisogno di loro.

Il brano è un crescendo instancabile. Le loro voci si fondono egregiamente e riescono a sprigionare un’intensità tale da generare -ad ogni ascolto- brividi e pelle d’oca. La canzone Quelli che restano, appare quindi come un inno al non arrendersi, fra note calde e voci trasparenti come diamanti.

Qui di seguito: il brano suddiviso per voci ed il video ufficiale…

DE GREGORI
È che mi chiedevo se la più grande fatica è riuscire a non far niente
A lasciare tutto com’è fare quello che ti viene e non andare dietro la gente
È che mi perdevo dietro a chissà quale magia quale grande canzone in un cumulo di pietre
Sassi più o meno preziosi e qualche ricordo importante che si sente sempre
 
ELISA
È che mi lasciavo trascinare in giro dalla tristezza quella che ti frega e ti prende le gambe
Che ti punta i piedi in quella direzione opposta così lontana dal presente
Ma noi siamo quelli che restano in piedi e barcollano su tacchi che ballano
E gli occhiali li tolgono e con l’acceleratore fino in fondo le vite che sfrecciano
 
DE GREGORI
E vai e vai che presto i giorni si allungano e avremo sogni come fari
Avremo gli occhi vigili e attenti e selvatici degli animali
 
ELISA
È che mi voltavo a guardare indietro e indietro ormai per me non c’era niente
Avevo capito le regole del gioco e ne volevo un altro uno da prendere più seriamente
 
DE GREGORI
È che mi perdevo dietro chissà quale follia quale grande intuizione tra piatti sporchi e faccende
Tra occhi più o meno distanti e qualche ricordo importante che si sente sempre
Ma noi siamo quelli che restano in piedi e barcollano su tacchi che ballano
E gli occhiali li tolgono e con l’acceleratore fino in fondo le vite che sfrecciano
E vai e vai che presto i giorni si allungano e avremo sogni come fari
Avremo gli occhi vigili e attenti e selvatici degli animali
E più di una volta e più di un pensiero è stato così brutto da non dirlo a nessuno
 
ELISA
Più di una volta sei andato avanti dritto dritto sparato contro un muro
Ma ti sei fatto ancora più male aspettando qualcuno
 
INSIEME
Ma ti sei fatto ancora più male aspettando qualcuno
Siamo quelli che restano in piedi e barcollano su tacchi che ballano
E gli occhiali li perdono e sulle autostrade così belle le vite che sfrecciano
E vai e vai che presto i giorni si allungano e avremo sogni come fari
Avremo gli occhi vigili e attenti e selvatici e selvatici selvatici
Siamo quelli che guardano una precisa stella in mezzo a milioni
Quelli che di notte luci spente e finestre chiuse non se ne vanno da sotto i portoni
Quelli che anche voi chissà quante volte ci avete preso per dei coglioni
Ma quanto siete stanchi e senza neanche una voglia
Siamo noi quei pazzi che venite a cercare
Quei pazzi che venite a cercare
Quei pazzi che venite a cercare
Quei pazzi che venite a cercare